Daniele Vare'

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PRIMI ANNI DI CINA


“ Nella primavera del 1912 si fece vacante il posto di Segretario della nostra Legazione a Pechino, e io domandai di essere mandato là. Fu Livio Caetani ad ispirare in me il desiderio d’andare in Estremo Oriente. Livio era stato nell’assedio delle Legazioni a Pechino nel ‘900. [...] Altri miei colleghi piu’ anziani di me avrebbero avuto diritto ad essere nominati a Pechino, se lo avessero desiderato. Ma non ci tenevano. Così dopo un mese d’incertezza fui nominato io.”





“ C’erano due alberghetti in quella città (Tsintao), ambedue pessimi. [...] Faceva freddo e domandai agli inservienti dell’albergo di riempirci le nostre bouillottes per scaldare i letti. E difatti le borse di caucciu’ furono debitamente riempite. Ma io non avevo specificato che le volevo calde. E quell’acqua era gelida. La mattina seguente dissi al boy cinese di portarmi fuori il cane. Dopo passata mezz’ora, Tricksy non era ancora tornata, e domandai che ne fosse successo. Allora seppi che l’avevano legata ad un albero. Avevo detto di portare fuori il cane, non di riportarlo, e mi avevano obbedito alla lettera. Cominciai a capire d’esser giunto davvero in lontan paese.”
RITORNO IN CINA


“Il fatto di essere stato otto anni in Estremo Oriente e forse quello di aver pubblicato tre volumetti di storie orientali mi aveva procurato la reputazione di essere un esperto e di capire qualcosa in mezzo al caos che regnava nella nuova repubblica, che a suo tempo avevo riconosciuta in nome dell’Italia. Perciò al principio del 1927 [...] quando mi fu recapitato un telegramma in cifra, indovinai anche prima d decifrarlo di che si trattava. Era l’ordine di partire per Pechino.”





“I nostri ufficiali di marina stanno volentieri a Shanghai. Neppure in Europa potrebbero godere d’un lusso, come lo offre questo circolo, con la grande sala da ballo ovale, con l’impiantito che poggia su molle d’acciaio; l’immensa vasca da nuoto che d’inverno vien coperta e serve per giocare a volano; i trentasei campi da tennis; l’ampia distesa di erbetta verde; le belle terrazze;l’ottimo ristorante.”


“La mia prima visita a Nanchino fu motivata dalla necessità di negoziare un nuovo trattato italo-cinese, che sostituisse quello del 1866, denunciato unilateralmente dal governo nazionalista di Ciang-kai-shek. [...] Nanchino è grande quanto Pechino se non piu’, ma mi fa l’impressione di un guscio vuoto internamente. Dentro il cerchio delle mura non c’è una città, ma stagni, canneti, campi coltivati e qua e là un villaggio. Le strade sono strade di campagna. La popolazione è scarsa, relativamente all’importanza del capoluogo, e gli stranieri sono scappati al tempo dell’avanzata nazionalista. Non credo che fossero mai molti, ma ora sono quattordici soltanto, e c’è una sola donna europea. [...] A parte il senso di desolazione e la mancanza di qualsiasi conforto urbano, sia pure antiquato, debbo riconoscere che la scelta di Nanchino come luogo per ricostruire ex novo una capitale per la Cina è felice. La posizione se non altro è bella. Posta sul promontorio formato da un’ansa dello Yang-tze-kiang, con delle amene colline alle spalle, la città potrebbe divenire – se ci fossero i fondi per ricostruirla – una capitale grandiosa e attraente.”
“Per parte mia li trovo simpatici questi ministri cinesi. Sono di una semplicità che fa un piacevole contrasto con le arie che si danno i facenti parte del ceto governativo in tanti paesi che, nell’immensità della Cina, non si troverebbero neppure. Ciang-kai-shek mi fa l’impressione di essere un uomo calmo, tenace, riservato. Mi dice che in questi giorni ha sofferto molto ai denti. Lo compatisco!

Dover governare la Cina, avendo mal di denti, dev’essere un compito superiore alle forze umane.”
“La mia seconda visita a Nanchino fu fatta insieme a tutti gli altri capi-missione per assistere al seppellimento definitivo di Sun-yat-sen (che si dovrebbe considerare il Mazzini della Cina) nella grande tomba scavata nel fianco della Montagna Porpora dietro la città.”
“ Mi consta che i nostri connazionali residenti a Shanghai ci si trovan bene. Ma io preferisco starci soltanto pochi giorni alla volta. È una città moderna e cosmopolita, situata sulla soglia di un paese a civiltà preistorica ed autoctona. Il contrasto tra la Nanking Road (illuminata come lo potrebbe essere Broadway a New York) e le strade rudimentali della vera Cina segna il contrasto fra le due mentalità. Ma si può imparare a conoscere la Cina anche da Shanghai, e si subisce anche là quel contagio mentale che chiamiamo fascino dell’Estremo Oriente. [...] Non è in Cina che si trovi la felicità piu’ che altrove; forse ce n’è meno. Ma la si cerca meno affannosamente. S’impara a prendere il mondo come viene. Sono stato gentilmente ospitato a varie riprese, dai successivi consoli generali, a cominciare da Lionello Scelsi nel 1912, e poi da de Rossi, Galanti, Ciano (tornato in Cina con la consorte, appena sposato) e Neyrone.”

Fonte: Daniele Varè, Il Diplomatico Sorridente, Mondadori, Milano, 1944, 5° edizione. (disponibile presso Istituto Italiano di Cultura - Shanghai)

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